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Nell’ambito del Piano per l’accoglienza invernale si sperimentano percorsi di recupero: alloggi, servizi socio sanitari e volontariato per ricostruire un progetto di vita

di Redazione VolontariaMO

Sono destinati a sei persone senza fissa dimora i due alloggi, con tre posti letto ciascuno, entrati a far parte del Piano di Accoglienza Invernale del Comune di Modena. L’intervento, denominato Housing First, è tra quelli che l’assessorato al Welfare sta sperimentando nell’ambito delle azioni volte a contrastare gravi forme di marginalità, più evidenti quando il freddo espone a maggiori rischi gli homeless.

Servizi sociali e Porta Aperta, associazione che da tempo si occupa di povertà estrema nella storica sede di strada San Cataldo, che ha risposto all’avviso di manifestazione d’interesse, hanno avviato la coprogettazione dell’intervento basato sull'inserimento diretto in appartamenti di persone senza fissa dimora in situazione di disagio socio-abitativo cronico, allo scopo di favorirne percorsi di benessere e di inclusione sociale.

“La stabilità abitativa – spiega l’assessora al Welfare Giuliana Urbelli – è condizione primaria per la normale gestione del proprio corpo, dell’igiene e della cura, anche in persone estremamente fragili; favorisce la consapevolezza dei propri bisogni e quindi anche la disponibilità ad accogliere l’aiuto dei servizi specialistici; inoltre aiuta le persone ad assumere delle responsabilità e a diventare parte attiva del proprio progetto di vita. Tra le proposte di intervento rivolte alle marginalità estreme, che ci hanno consentito di “vincere” il bando regionale, accanto all’aumento di posti residenziali e all’Unità di strada, l’Amministrazione ha quindi inserito anche la sperimentazione dell’Housing First, una forma di accoglienza che supera le strutture residenziali tradizionali e in cui la casa rappresenta l’intervento primario per un percorso di inclusione accompagnato da interventi assistenziali, sociali e sanitari”.

A Modena la sperimentazione è rivolta complessivamente a sei persone di sesso maschile con problematiche comportamentali o psicosociali, prive di una sistemazione abitativa, di una rete famigliare o amicale e che abbiano già fatto esperienze in strutture d’accoglienza e che gravitino sul territorio.

Le persone che beneficeranno del progetto saranno inviate dai Servizi sociali, in rete con quelli sanitari. Gli operatori di Porta Aperta si occuperanno degli aspetti organizzativi ed educativi della coabitazione supportando gli ospiti a diventare autonomi nella gestione e nella pulizia dell’alloggio. Li accompagneranno a eventuali percorsi di cura e formativi; li supporteranno nella costruzione di relazioni positive e solidali con i condomini e il vicinato; proporranno loro attività di volontariato per sviluppare la capacità di assumere impegni e mantenerli con regolarità. L’obiettivo del progetto è accompagnare queste persone al raggiungimento dell’autonomia, anche attraverso la loro compartecipazione alla gestione della casa.

Fondamentali nell’approccio Housing First sono inoltre il coinvolgimento del quartiere, della parrocchia, delle realtà sociali e di aggregazione presenti sul territorio per ricostruire relazioni con i servizi, con la comunità e per riavvicinare le persone a un impegno lavorativo.

Il nuovo servizio è completamente finanziato attraverso il progetto regionale Inside “Interventi strutturali e innovativi per contrastare la grave emarginazione adulta” con le risorse del Pon Inclusione.


 
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