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giovani10anni

Ecco la ricerca sui ragazzi che hanno partecipato al progetto "Giovani all'Arrembaggio": soddisfazione per l'esperienza, più competenze e più partecipazione.
I giovani modenesi che hanno svolto il cosiddetto "Stage della solidarietà" sono più attivi e informati dei loro coetanei e fanno più attività di volontariato. È quanto emerge dall'indagine sul progetto “Giovanni all'Arrembaggio” promossa dal Centro Servizi al Volontariato di Modena (Volontariamo) e curata dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione che è stata presentata il 7 maggio 2012. La ricerca è stata svolta su un campione rappresentativo dei ragazzi delle scuole superiori che hanno svolto i cosiddetti “Stage di Volontariato” nei dieci anni del progetto nei sei distretti dove è stato promosso Carpi, Mirandola, Modena, Pavullo, Sassuolo, Vignola.
di Redazione VolontariaMO

Gli stage hanno una durata di 20 ore e si svolgono nei mesi scolastici. Agli studenti che li svolgono viene riconosciuta una copertura scolastica consistente nell’assicurazione e nel credito formativo. Il CSV ha deciso di costruire insieme alla Fondazione Volontariato e Partecipazione un percorso partecipato di valutazione d’impatto degli stage di volontariato negli anni compresi fra il 2006 e il 2010.

 
 
L’analisi dei dati mostra che in più dell’80% dei casi gli studenti hanno fatto la loro esperienza tra i 16 e i 17 anni e circa un terzo 1/3 degli intervistati ha ripetuto l’esperienza di stage almeno 2 volte (30%). La maggioranza sono ragazze (76%) e la partecipazione più alta si è riscontrata tra gli studenti del liceo (51,2%), seguiti da quelli degli istituti tecnici (41,0%) e- istituti professionali.
 
 
 
Complessivamente gli intervistati si dichiarano soddisfatti dell’esperienza fatta e oltre la metà si ritiene molto soddisfatto (il 54%), solo una piccola parte (meno del 2%) ritiene che l’esperienza sia stata poco soddisfacente. Uno degli elementi centrali per la gratificazione dell'esperienza è stato l’aspetto relazionale dello stage, ovvero dall’ambiente e dal clima che hanno vissuto.
 
 
Lo stage ha rappresentato per quasi il 90% degli intervistati un’opportunità, soprattutto perché ha permesso agli studenti di conoscere tematiche e persone nuove attraverso l’associazione o l’ente in cui lo hanno svolto. Dato il forte impegno dei giovani della provincia nel mondo del volontariato, e quindi il loro contatto pre-esistente con le associazioni, l’aspetto maggiormente apprezzato è stato quello relazionale: l’opportunità che hanno avuto attraverso lo stage di conoscere nuove persone e le tematiche di cui queste si sono fatte portatrici
 
 
Lo stage è stato importante anche per le competenze utili alla crescita personale, in particolare per ascoltare e accettare punti di vista diversi dai propri, comprendere gli stati d’animo e le emozioni altrui, sentirsi competenti in ciò che si ritiene importante. Aspetti quindi legati alla relazione con gli altri, ma anche alla valorizzazione delle capacità individuali. Più del 70% delle risposte dei ragazzi all'intervista fa riferimento alla costruzione di relazioni sociali soddisfacenti, alla capacità di risolvere situazioni problematiche, alla comunicazione efficace dei propri pensieri e stati d’animo.
 
 
 
Rilevanti anche i dati relativi al rapporto con la politica dei giovani ex stagisti rispetto ai loro coetanei emiliani: sono meno disgustati (16% contro 20%) e allo stesso tempo più informati (51% contro 48%). Si tratta in ogni caso di una partecipazione “a distanza”, che non si traduce in un impegno politico diretto: infatti solo il 5% degli ex stagisti si dichiara impegnato, contro un altrettanto esiguo 6% degli emiliani.
Dai dati è anche possibile affermare che i giovani modenesi intervistati manifestano livelli partecipativi molto più alti rispetto agli emiliani.
 
 
La distanza maggiore si riscontra nella frequenza di associazioni di volontariato, dove la quota di ex stagisti che dichiara di frequentare o di aver frequentato tali associazioni è doppia rispetto a quella degli intervistati nella regione. I giovani modenesi si mostrano poi attivi nelle associazioni sportive (il 68% contro il 50% dei giovani della regione), nei gruppi parrocchiali e nelle associazioni e nei movimenti religiosi (dove la partecipazione degli ex-stagisti è più del 10% rispetto a quella degli emiliani nel complesso).
 
 
 
Anche le organizzazioni di volontariato che hanno ospitato gli stage sono state coinvolte nella ricerca.
Dalle loro risposte emergono alcuni punti di forza e anche di debolezza del progetto su cui è possibile lavorare per migliorarlo ulteriormente. Fra i punti di forza la presenza di qualità dei ragazzi nelle 20 ore della durata dello stage, il suo valore informativo e formativo, l'organizzazione.
 
 
Quelli di debolezza registrati sono stati: la gestione impegnativa degli stage da parte delle associazioni di volontariato che richiede molta organizzazione e molto tempo; la conciliazione fra gli impegni e lo stile di vita dei ragazzi e le necessità dello stage all'interno delle associazioni; il numero limitato di ore, 20, che spesso impedisce ai ragazzi di comprendere in profondità la vita e le esigenze delle associazioni.
 
 
 

 

Scarica il report Giovani all'arrembaggio - dieci anni dopo

 


 
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