La guerra in Libia e i bombardamenti intensivi e quotidiani della Nato hanno creato una situazione di panico ed intolleranza tra le popolazioni libiche. Tra queste, ci sono molte persone che provengono dall'Africa Sub-sahariana, vasta zona desertica e semi-desertica, dove non piove quasi mai e con una perenne mancanza d'acqua. Qui, la presenza dell'Aqmi (Al-Quaida del Maghreb islamico) sta soffocando l'affluenza dei turisti che vanno in Africa Sub-sahariana per godere della bellezza e ricchezza culturale, archeologico e mineraria dei luoghi.
Piu della metà della popolazione libica è composta da immigrati provenienti dall'Africa Sub-sahariana che con la guerra si sono trovati in mezzo a due fuocchi. Da una parte le forze repubblicane e dall'altra i ribelli.
Questi immigrati indesiderati dalle due parti per sfuggire e mettersi in salvo hanno ritenuto meno rischioso prendere un barcone per venire in Italia piutosto che affrontare il deserto dove ci sono i ribelli.
Alcuni di questi immigrati che sono riusciti ad arrivare in Italia e in particolare a Formigine, hanno cercato un confronto con la popolazione autoctona con la partecipazione di sig. Cisse Ousmane dell'associazione DUNIA (mediatore culturale e organizzatore dell'incontro) per parlare della loro vita in Libia, del loro viaggio e dell'accoglienza che hanno ricevuto dai volontari e dagli
amministrattori locali, confronto che vorrebbero allargare a tutti i partecipanti al dibattito di venerdì 29 luglio.


