La ventesima edizione del Rapporto di Caritas Migrantes reca il titolo "Per una Cultura dell'Altro", espressione che parla di un obbiettivo da raggiungere più che di un dato di fatto, se si considera che è lo stesso Dossier a confermare che all'aumento della presenza straniera, corrisponde purtroppo un persistere del clima di ostilità e di intolleranza verso chi ha origini non italiane.
Il primo pregiudizio a cadere sotto i colpi dei dati Caritas è quello che vede l'immigrazione come causa di criminalità. A fronte di un aumento del 25% delle presenze - infatti - si registra un deciso calo delle denuncie verso stranieri regolari o irregolari, del 13%, e il tasso di criminalità tra italiani e stranieri regolarmente soggiornanti in Italia è il medesimo.
Altro stereotipo destinato a disintegrarsi davanti al quadro delineato dal Report è quello che vede i lavoratori stranieri rubare spazio in termini lavorativi agli italiani. A questo proposito la nostra Regione dimostra che è vero il contrario. Nonostante la crisi economica la presenza di imprese con titolare straniero è aumentata tra Piacenza e Rimini del 260% in tre anni, per un totale di 22360 unità attive soprattutto nei settori dell’edilizia, del commercio, del tessile e dell’abbigliamento e nel campo dei servizi alla persona”. Dati a cui si aggiungono quelli che dimostrano come siano sempre più numerosi i giovani imprenditori stranieri altamente qualificati, che mettono in piedi aziende nel campo del marketing e dei servizi alle imprese, dati coi quali Cna ha potuto a buon diritto ribadire come gli stranieri siano in realtà una "fonte di dinamismo e una risorsa importante in questa fase storica di crisi" nonchè "una fascia di popolazione che produce più di quello che costa".
Non è forse una coincidenza che i dati relativi al dinamismo imprenditoriale degli stranieri si riferiscano a una regione, la nostra, che vanta non solo livelli alti in fatto di servizi d'accoglienza, ma anche il primato per il maggior numero di alunni stranieri nelle scuole. I 78 mila alunni con cittadinanza non italiana rappresentano il 13% della popolazione scolastica dell'Emilia Romagna, superando di gran lunga la media nazionale del 7,5%. Più precisamente secondo le statistiche regionali nella scuola primaria gli stranieri sono il 14% mentre nella secondaria superano il 15%. A Bologna durante la presentazione del rapporto, è stato ricordato come l'alfabetizzazione rappresenti una priorità e che le opportunità formative dei giovani stranieri non riguardano solo la scuola ma anche altre iniziative come il servizio civile volontario che la Regione rende fruibile anche ai giovani privi di cittadinanza italiana.
Ed è stato proprio a proposito dei quasi 600 mila giovani immigrati di seconda generazione residenti in Italia che a Roma si è nuovamente discusso di quanto sia inappropriato definire "straniero" chi nasce in Italia, frequenta scuole italiane e si sente italiano a tutti gli effetti, e per questo dovrebbe avere diritto anche alla cittadinanza italiana.
Il Dossier non tralascia infine un'analisi di genere dei dati, che rivela come le donne siano più della metà degli stranieri presenti in Italia con una prevalenza di romene ucraine e filippine e che sono proprio loro a rappresentare il motore di un cambiamento culturale oltre che una risorsa demografica (il 16.5% delle nascite è da madri straniere).
Le lavoratrici straniere rappresentano il 44% degli occupati immigrati, e vanno incontro come le colleghe italiane al rischio di lavoro nero, trattamenti discriminanti e lesivi, difficilmente conciliabili con gli impegni di cura e spesso incompatibili con una reale partecipazione alla vita sociale.
E anche in questo caso la presentazione del Report di Caritas Migrantes è stata un'occasione per ribadire come l'inclusione sociale delle donne e la tutela dei loro diritti attraverso politiche specifiche, sia il primo passo verso una migliore tutela della famiglia, un percorso fruttuoso di contaminazione culturale e una prevenzione della devianza.
ere. (Nadia Luppi)


