Mercoledì Maggio 23 , 2012
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Giovedì 16 Dicembre 2010 17:10

Dagomba Maligu Youth: giovani uniti per un futuro possibile, anche in Nord Ghana

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Dagomba Maligu Youth è una associazione di volontariato fondata qualche anno fa da un gruppo di giovani Ghanesi di etnia Dagomba residenti a Modena. I soci sono impegnati da un lato nel tentare di riunire i Dagomba che vivono qui e dall’altro nel portare avanti progetti di solidarietà internazionale volti allo sviluppo della propria regione di provenienza. E’ Abdul Mumin Mikail, segretario dell’associazione, a presentarci attività e progetti di Dagomba Maligu Youth, ampliando il ragionamento fino a toccare anche la complessa questione dei diritti degli stranieri in Italia.

Dagomba Maligu Youth association – traducibile con Gioventù per lo sviluppo dei Dagomba – nasce nel 2004 con l’idea di creare reti di relazione e di aiuto tra i Dagomba che vivono tra Modena e la provincia (circa 200) e più in generale, di mettere in contatto tutti gli appartenenti allo stesso gruppo etnico che si trovano in Italia. “Negli anni passati – ricorda Abdul Mumin Mikail. - abbiamo aiutato una donna che si trovava qui con suo figlio e che non avendo parenti in Italia, non aveva nessuno a cui chiedere aiuto. In seguito abbiamo dato una mano a un altro Dagomba che dopo un incidente aveva bisogno di cure… E’ stato in quel periodo che abbiamo deciso di dare vita ad una associazione che potesse anche in futuro dare aiuto ai Dagomba in difficoltà, e che fosse capace di creare occasioni per riunirsi, stare insieme e conservare le nostre radici culturali”.

Ma se è vero che lo sviluppo di un popolo non può essere vincolato all’emigrazione, i giovani Dagomba, preoccupati del futuro del loro gruppo etnico, guardano ben oltre i confini italiani: “Qui non c’è nessuna garanzia, per cui ci impegnamo come possiamo per creare sviluppo nel Ghana del Nord, attraverso progetti di solidarietà internazionale”. Ad oggi grazie all’impegno dei giovani soci nel Nord del Ghana sono stati dissodati quasi 100 ettari di terreno per la coltivazione del riso, mentre si sta già pensando al trasferimento di attrezzature e macchine per potenziare l’attività agricola che nella regione occupa circa l’80% della popolazione. Nel 2008 Dagomba Maligu ha organizzato una spedizione per portare un’ambulanza e materiale sanitario verso l’ospedale locale ed è già pronto il progetto di un nuovo centro ospedaliero che secondo i piani, dovrebbe ospitare una clinica pediatrica. Nel Nord del Ghana non c’è guerra ma le tensioni tra due opposte fazioni (Andani e Aburu) di Dagomba che si contendono il potere, peggiora la condizione degli abitanti, che già vivono in povertà. “Noi Dagomba che viviamo in Europa, abbiamo lasciato da parte le lotte intestine e le divisioni, e col nostro impegno vogliamo dimostrare che se si lavora assieme, se si collabora senza dividersi, si può fare tanto, anche costruire ospedali e scuole, migliorando le condizioni di vita di tutti” afferma il giovane segretario, che puntualizza “Per concretizzare i nostri progetti abbiamo bisogno di aiuto e per questo siamo pronti a collaborare con altre organizzazioni che abbiano i medesimi intenti”.

Anche se Dagomba Maligu non ha tra i suoi primi obbiettivi l’assistenza agli stranieri per la gestione delle pratiche burocratiche e amministrative abbiamo chiesto a Mikail un parere personale sulla questione dell’integrazione interculturale nel nostro paese. Accennando alle lungaggini burocratiche, alle spese per rinnovare di volta in volta il permesso di soggiorno e all’empasse a cui si arriva se - anche dopo diversi anni di permanenza -  si perde il lavoro, il segretario a cui si trova un migrante che pur avendo vissuto e lavorato qui per dieci anni e più, perso il lavoro si ritrova irregolare, afferma: “Non ci sentiamo discriminati più degli altri, ma ognuno di noi, in quanto migrante, è seriamente preoccupato perché in fin dei conti i nostri diritti qui non sono tutelati”.
E rispetto al decreto sicurezza entrato in vigore qualche giorno fa che condiziona il rilascio del permesso di soggiorno prolungato al superamento del test di lingua italiana, aggiunge: “Noi stranieri dobbiamo imparare l’italiano e abbiamo bisogno che qualcuno ce lo insegni, ma imporre le cose con la forza è inutile, occorre dialogare, e in ogni caso – conclude – non è giusto che i nostri diritti vengano messi in discussione per un test di lingua per cui molti di noi non si sentirebbero pronti”. (Nadia Luppi)

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Modificato Venerdì 21 Gennaio 2011 12:33

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