Venerdì 03 Settembre 2010 09:43
Croce Blu Carpi: 10 anni di successi e una 3 giorni di festa alle porte
“Tre giorni per dieci anni”. Questo il titolo delle iniziative che la Croce Blu di Carpi ha organizzato il primo fine settimana di settembre per festeggiare il decennale della nascita dell’associazione. Dei risultati di questi 10 anni di attività e del futuro dell’associazione abbiamo parlato con la presidente Giannina Panini.
di Chiara Tassi
Presidente, quali sono, secondo lei, le cose da sottolineare in questi 10 anni di attività?
Intanto va detto che abbiamo cercato di fare del nostro meglio. Cose importanti, momenti toccanti, esperienze “forti, ce ne sono state tante, ma da sottolineare, secondo me,di questi 10 anni è innanzi tutto l’impegno dei volontari, il contributo che questi hanno dato, gratuitamente, giorno per giorno. Volontari ne abbiamo visti tanti passare, si sono avvicendati, qualcuno se n’è andato, qualche volontario nuovo è arrivato, ma quello che tutti quanto abbiamo fatto è sempre stato fatto con lo spirito giusto, con spirito di solidarietà nei confronti dei cittadini.
Poi, ovvio, ci sono i “fatti”, come la donazione alla Fondazione Ebri (Istituto di ricerca scientifica sulle funzionalità del cervello, fondato dalla Sen. Rita Levi Montalcini -ndr), l’adozione di 12 bambini nel Gambia oppure il finanziamento di pozzi in Burkina Faso. Insomma, abbiamo cercato, con quelle che erano le nostre disponibilità, di operare anche a livello internazionale, naturalmente sempre attraverso l’Anpas -che è la nostra casa madre- perché crediamo, come associazione, che la solidarietà vada oltre il nostro vicino di casa. Anche se anche questo -il vicino di casa, intendo- non dobbiamo dimenticarlo.
Può darci qualche numero di questi 10 anni di attività?
Attualmente siamo circa un centinaio di volontari, di cui 83 attivi e gli altri sono soci sostenitori, che contribuiscono, cioè, con offerte o fornendoci beni o servizi alla sopravvivenza dell’associazione. Per quanto riguarda invece i servizi erogati ai cittadini, negli ultimi anni, siamo sulle 4mila prestazioni tra dimissioni ospedaliere, trasporti ed accompagnamenti alle visite mediche. Tutti servizi che eroghiamo sul territorio di Carpi e Novi. Due pulmini per il trasporto degli ammalati e due taxi sanitari, attualmente, i mezzi che abbiamo a disposizione.
Lei sono 30 anni che è nel mondo della solidarietà: crede che il modo di fare volontariato e soprattutto quello che spinge una persona, un giovane, a diventare volontario attivo sia cambiato in questi anni?
Credo che il grosso problema della associazioni di volontariato sia nato quando è stato abolito il servizio di leva obbligatorio e di conseguenza anche l’obiezione di coscienza: credo che questo abbia determinato la crisi del 99% delle associazioni che avevano al proprio interno, spesso, un numero di obiettori tale da poter far sopravvivere la struttura, per assurdo, anche senza “veri” volontari.
Quindi i benefici, in termini di “volontari”, offerti alle associazioni dall’obiezione di coscienza non si sono avuti, poi, con l’introduzione del Servizio Civile Nazionale?
Assolutamente no! Intanto perché il SCN richiede l’accettazione del ragazzo a partecipare ad un progetto dell’associazione: non è che, come accadeva con l’obiezione, o facevi il servizio militare o eri obbligato a fare altro e quindi arrivavi anche in Croce Blu, con il SCN è il ragazzo che, una volta fatta la scelta di partecipare al programma, sceglie poi l’associazione. In più, e non è cosa da poco, c’è il problema dei progetti che le associazioni devono presentare per prendere parte al programma… una burocratizzazione non semplice soprattutto per le piccole associazioni e soprattutto quando accanto a questo devi mandare avanti l’attività sul territorio, che è la cosa principale. Poi, diciamolo, non ci sono mai soldi, quindi oggi si fa già fatica ad avere 4 ragazzi che durante l’anno coprono l’intero progetto presentato al Ministero. Noi siamo fortunati perché quest’anno, così come gli anni scorsi, siamo riusciti ad avere ben 4 giovani che stanno facendo Servizio Civile, ma non è per niente facile...
il discorso, quindi, secondo me, non è che i giovani sono venuti a mancare, è cambiato il modo con cui si rapportano all’associazione: adesso è una libera scelta - e certo sono meno- ma per forza, prima erano praticamente costretti!!
Comunque, a parte il Servizio Civile, noi abbiamo tra i nostri volontari diversi giovani impegnati attivamente -ragazzi preparati, ragazzi che hanno voglia di fare, che ci credono- ed è importante. Ovvio che hanno una vita da costruire, quindi, ad esempio, se trovano da lavorare non faranno più 3 ore al giorno, 5 ore al giorno, probabilmente arriveranno a fare un giorno alla settimana, ma è comunque importante perché così facendo, crescendo in questo modo, la solidarietà si inserisce nel loro modo di vivere, nella loro mente, e questi giovani saranno persone che non perderemo. Ci dedicheranno meno tempo per qualche anno, forse, perché giustamente hanno un percorso di vita da sviluppare -la scuola, il lavoro, i figli, ecc- però saranno persone che ritroveremo fra 10, 15, 20 anni. Sono 30 anni che faccio del volontariato e vedo che certe persone sono tornate: hanno fatto le loro esperienze di vita ma anche se per un periodo della loro storia personale non avevano tempo da dare, probabilmente mentalmente non hanno mai abbandonato l’idea del volontariato.
C’è qualche episodio, avvenuto in questi dieci anni, a cui giarda con particolare affetto?
Beh, uno dei momenti più belli, secondo me, che abbiamo vissuto come volontari è stato conoscere -a Roma- Rita Levi Montalcini. Come Croce Blu abbiamo fatto, lo scorso anno, una variazione allo statuto e una parte degli utili delle nostre attività l’abbiamo devoluta in beneficienza. Vista la situazione di difficoltà in cui la Fondazione Ebri versava -nel settembre 2009 era stato richiesto lo sfratto dai locali occupati dai ricercatori- abbiamo deciso di donare 10mila euro alla Fondazione della Prof. Montalcini, dopo aver speso qualche soldo per i “nostri” bimbi in Gambia e aver già accantonato i fondi necessari per l’acquisto di un nuovo automezzo. Da allora il rapporto con la Fondazione è andato consolidandosi: il 27 febbraio scorso abbiamo fatto un convegno a Carpi sulle malattie neurodegenerative in cui sono intervenuti i più stretti collaboratori della Professoressa, poi è stata la stessa Montalcini, in questi giorni, a inviarci gli auguri per i nostri 10 anni di attività. Questo, ancora una volta, per dimostrare che per noi la solidarietà in rete è importante: mantenere i contatti con le associazioni ed aiutarsi a vicenda è fondamentale perché non è giusto che ognuno di noi abbia il proprio orticello recintato e se lo coltivi per conto suo, alla fine facciamo tutti solidarietà.
Modificato Mercoledì 08 Settembre 2010 10:47
Presidente, quali sono, secondo lei, le cose da sottolineare in questi 10 anni di attività?
Intanto va detto che abbiamo cercato di fare del nostro meglio. Cose importanti, momenti toccanti, esperienze “forti, ce ne sono state tante, ma da sottolineare, secondo me,di questi 10 anni è innanzi tutto l’impegno dei volontari, il contributo che questi hanno dato, gratuitamente, giorno per giorno. Volontari ne abbiamo visti tanti passare, si sono avvicendati, qualcuno se n’è andato, qualche volontario nuovo è arrivato, ma quello che tutti quanto abbiamo fatto è sempre stato fatto con lo spirito giusto, con spirito di solidarietà nei confronti dei cittadini.
Poi, ovvio, ci sono i “fatti”, come la donazione alla Fondazione Ebri (Istituto di ricerca scientifica sulle funzionalità del cervello, fondato dalla Sen. Rita Levi Montalcini -ndr), l’adozione di 12 bambini nel Gambia oppure il finanziamento di pozzi in Burkina Faso. Insomma, abbiamo cercato, con quelle che erano le nostre disponibilità, di operare anche a livello internazionale, naturalmente sempre attraverso l’Anpas -che è la nostra casa madre- perché crediamo, come associazione, che la solidarietà vada oltre il nostro vicino di casa. Anche se anche questo -il vicino di casa, intendo- non dobbiamo dimenticarlo.
Può darci qualche numero di questi 10 anni di attività?
Attualmente siamo circa un centinaio di volontari, di cui 83 attivi e gli altri sono soci sostenitori, che contribuiscono, cioè, con offerte o fornendoci beni o servizi alla sopravvivenza dell’associazione. Per quanto riguarda invece i servizi erogati ai cittadini, negli ultimi anni, siamo sulle 4mila prestazioni tra dimissioni ospedaliere, trasporti ed accompagnamenti alle visite mediche. Tutti servizi che eroghiamo sul territorio di Carpi e Novi. Due pulmini per il trasporto degli ammalati e due taxi sanitari, attualmente, i mezzi che abbiamo a disposizione.
Lei sono 30 anni che è nel mondo della solidarietà: crede che il modo di fare volontariato e soprattutto quello che spinge una persona, un giovane, a diventare volontario attivo sia cambiato in questi anni?
Credo che il grosso problema della associazioni di volontariato sia nato quando è stato abolito il servizio di leva obbligatorio e di conseguenza anche l’obiezione di coscienza: credo che questo abbia determinato la crisi del 99% delle associazioni che avevano al proprio interno, spesso, un numero di obiettori tale da poter far sopravvivere la struttura, per assurdo, anche senza “veri” volontari.
Quindi i benefici, in termini di “volontari”, offerti alle associazioni dall’obiezione di coscienza non si sono avuti, poi, con l’introduzione del Servizio Civile Nazionale?
Assolutamente no! Intanto perché il SCN richiede l’accettazione del ragazzo a partecipare ad un progetto dell’associazione: non è che, come accadeva con l’obiezione, o facevi il servizio militare o eri obbligato a fare altro e quindi arrivavi anche in Croce Blu, con il SCN è il ragazzo che, una volta fatta la scelta di partecipare al programma, sceglie poi l’associazione. In più, e non è cosa da poco, c’è il problema dei progetti che le associazioni devono presentare per prendere parte al programma… una burocratizzazione non semplice soprattutto per le piccole associazioni e soprattutto quando accanto a questo devi mandare avanti l’attività sul territorio, che è la cosa principale. Poi, diciamolo, non ci sono mai soldi, quindi oggi si fa già fatica ad avere 4 ragazzi che durante l’anno coprono l’intero progetto presentato al Ministero. Noi siamo fortunati perché quest’anno, così come gli anni scorsi, siamo riusciti ad avere ben 4 giovani che stanno facendo Servizio Civile, ma non è per niente facile...
il discorso, quindi, secondo me, non è che i giovani sono venuti a mancare, è cambiato il modo con cui si rapportano all’associazione: adesso è una libera scelta - e certo sono meno- ma per forza, prima erano praticamente costretti!!
Comunque, a parte il Servizio Civile, noi abbiamo tra i nostri volontari diversi giovani impegnati attivamente -ragazzi preparati, ragazzi che hanno voglia di fare, che ci credono- ed è importante. Ovvio che hanno una vita da costruire, quindi, ad esempio, se trovano da lavorare non faranno più 3 ore al giorno, 5 ore al giorno, probabilmente arriveranno a fare un giorno alla settimana, ma è comunque importante perché così facendo, crescendo in questo modo, la solidarietà si inserisce nel loro modo di vivere, nella loro mente, e questi giovani saranno persone che non perderemo. Ci dedicheranno meno tempo per qualche anno, forse, perché giustamente hanno un percorso di vita da sviluppare -la scuola, il lavoro, i figli, ecc- però saranno persone che ritroveremo fra 10, 15, 20 anni. Sono 30 anni che faccio del volontariato e vedo che certe persone sono tornate: hanno fatto le loro esperienze di vita ma anche se per un periodo della loro storia personale non avevano tempo da dare, probabilmente mentalmente non hanno mai abbandonato l’idea del volontariato.
C’è qualche episodio, avvenuto in questi dieci anni, a cui giarda con particolare affetto?
Beh, uno dei momenti più belli, secondo me, che abbiamo vissuto come volontari è stato conoscere -a Roma- Rita Levi Montalcini. Come Croce Blu abbiamo fatto, lo scorso anno, una variazione allo statuto e una parte degli utili delle nostre attività l’abbiamo devoluta in beneficienza. Vista la situazione di difficoltà in cui la Fondazione Ebri versava -nel settembre 2009 era stato richiesto lo sfratto dai locali occupati dai ricercatori- abbiamo deciso di donare 10mila euro alla Fondazione della Prof. Montalcini, dopo aver speso qualche soldo per i “nostri” bimbi in Gambia e aver già accantonato i fondi necessari per l’acquisto di un nuovo automezzo. Da allora il rapporto con la Fondazione è andato consolidandosi: il 27 febbraio scorso abbiamo fatto un convegno a Carpi sulle malattie neurodegenerative in cui sono intervenuti i più stretti collaboratori della Professoressa, poi è stata la stessa Montalcini, in questi giorni, a inviarci gli auguri per i nostri 10 anni di attività. Questo, ancora una volta, per dimostrare che per noi la solidarietà in rete è importante: mantenere i contatti con le associazioni ed aiutarsi a vicenda è fondamentale perché non è giusto che ognuno di noi abbia il proprio orticello recintato e se lo coltivi per conto suo, alla fine facciamo tutti solidarietà.
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