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Giovedì 26 Agosto 2010 16:43

Bambini nel Deserto: Dieci anni di impegno per il Sahel

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La Ong modenese Bambini nel Deserto festeggia nel 2010 i suoi primi dieci anni di attività. BnD, che ha all'attivo 180 progetti realizzati principalmente tra le comunità  rurali  del Sahel (Africa occidentale), agisce in stretta collaborazione con partner locali per costruire pozzi per l'approvvigionamento di acqua potabile, approntare orti comunitari per combattere la fame, dare vita a scuole e centri sanitari, attivare progetti di microcredito e microimpresa. E' Luca Iotti, fondatore e presidente di BnD, a raccontare a Volontariamo.com  questi primi dieci anni dell'Ong e a riflettere  sulle sfide future.

"Mi sono avvicinato alle popolazioni nomadi del Sahel durante i miei viaggi in moto nei deserti africani - racconta Luca Iotti -  ma è  stato in particolare durante un viaggio in macchina nel 2000 che mi sono trovato a stretto contatto con quei  bambini che sembravano spuntare dal nulla da  tutt'intorno alla strada. Mi son ritrovato a lasciar loro piano piano i miei vestiti, e rientrato in Italia, ho iniziato a organizzare spedizioni per portare abiti e materiali fin  laggiù. Ma per evitare di incoraggiare quei  fenomeni di accattonaggio fin troppo diffusi in quelle zone - precisa -  non regaliamo nulla, replicando invece  l'usanza del baratto su cui si basa per molti versi il  vivere sociale di quelle popolazioni".
Dal 2000 la rete di solidarietà si è progressivamente ampliata, sempre più turisti  hanno scelto di unire i loro viaggi alle spedizioni umanitarie, gli ambiti di azione sono diventati di più, i progetti si sono fatti numerosi e più complessi.
"Nel 2001 durante un viaggio in Mali - prosegue il fondatore di BnD -  abbiamo conosciuto Aisha, una profuga congolese che viveva a Saya e che ci ha chiesto di aiutarla a costruire una scuola per i bambini del villaggio. Quella scuola, la prima targata BnD, funziona tuttora e accoglie oltre 22 alunni". L'impegno di BnD in fatto di istruzione non si limita però alla costruzione degli edifici, ma punta anche a formare gli insegnanti locali, accrescerne le competenze e consolidarne la motivazione o - come accade per la scuola intitolata a Tiziano Terzani a Bassi e Zanga in Burkina Faso - a fare della scuola un contesto per l'incontro e l'integrazione tra etnie differenti. "La scuola di Bassi e Zanga, oltre a sfornare gli alunni più istriuiti delle zone rurali del paese,   riunisce 220 bambini di etnia Mossi e Peul, i primi agricoltori stanziali e gli altri allevatori nomadi, due gruppi da sempre in conflitto tra loro... Non erano in molti - confessa Iotti - a confidare nella buona riuscita del nostro tentativo".

Nel tempo si sono moltiplicati anche i progetti di microcredito, la maggior parte dei quali si rivolge a gruppi di donne che ricamano  coperte e tappeti e producono saponi e altri prodotti di bellezza. "Scegliamo di sostenere la piccola imprenditoria femminile col microcredito e la formazione  perchè sono proprio le donne africane il motore di un cambiamento possibile e perchè delle donne ci si può fidare - afferma il numero uno di BnD. "Sarebbe utopistico sperare in un'emancipazione femminile  a breve termine in un contesto come questo, ma è pur vero che così diamo loro un po' di autonomia in più. Col guadagno dalla vendita dei prodotti si acquista  il materiale didattico per i bambini, i medicinali o una zanzariera per evitare di perdere altri figli a causa della malaria".

Abbiamo chiesto a Luca Iotti di spiegarci come sia stato possibile per una piccola organizzazione come Bambini nel Deserto, crescere così tanto. "Se siamo riusciti nei nostri intenti è stato grazie ai tanti  sostenitori italiani, al contributo della Provincia e del Comune di Modena ma anche e soprattutto grazie alla collaborazione coi partner africani, che hanno dimostrato di apprezzare la nostra abitudine a rapportarci direttamente con le comunità beneficiarie. Ora - aggiunge  - si tratta di proseguire nel nostro intento dimostrando di essere capaci di rinnovarsi e  reinventarsi perchè l'Africa è un contesto in continuo mutamento. Ciò che ci preme di più adesso è puntare al rafforzamento delle comunità per creare un'alternativa e scoraggiare le migrazioni. Non possiamo costringere gli africani a non partire, ma abbiamo il dovere di informarli sui pericoli del viaggio, su quello che li attende nei centri di detenzione libici, su come stanno realmente le cose in Europa, tutte cose che molti di loro nemmeno immaginano". (Nadia Luppi)

Per informazioni:
www.bambinineldeserto.org

Modificato Martedì 14 Dicembre 2010 17:06

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