di Maria Baeza
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L'acqua nei paesi del terzo mondo |
| La lotta per l'acqua in Spagna | |
| Acqua: bene comune in Italia | |
| Rete di Città Sane |
L'ACQUA NEI PAESI DEL TERZO MONDO
Come sappiamo, l’acqua è un bene comune al quale tutti dovremmo avere acceso, ma non è sempre così.
In alcuni paesi d’Africa non tutte le persone hanno acceso all’acqua potabile per soddisfare i bisogni fondamentali; il problema della gestione dell’acqua è particolarmente acuto in questo continente.
La mancanza di acqua pulita è causa di gravi problemi di salute nella popolazione generale.
La mancanza di infrastrutture, la dispersione di risorse e il fatto che la maggior parte della popolazione si stabilisce in piccoli villaggi su un vasto territorio porta alla difficoltà a risolvere il problema della mancanza di acqua potabile.
In alcune zone dell’Asia e dell’America latina molta gente cammina decine di chilometri ogni giorno per ottenere acqua potabile.
Il 40% dell'umanità vive in cattive condizioni di igiene a causa della mancanza d'acqua. E solo a causa d’infezioni dovute a contaminazioni batteriche dell'acqua, muoiono 2,2 milioni di bambini ogni anno.
Malattie come dissenteria e tracoma sono dovute anche al consumo di acqua non potabile usata per bere e lavarsi. A causa di questo la gente muore o rimane cieca.
Nel mondo si passa da un consumo medio di 425 litri al giorno per ogni abitante degli Stati Uniti, ai 10 di un abitante del Madagascar; dai 237 litri a persona consumati in Italia, ai 150 in Francia.
La stima del consumo medio di una famiglia occidentale è di oltre 300 litri al giorno, ma scende drasticamente sotto i 20 litri per una famiglia africana.
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LA LOTTA PER L’ACQUA IN SPAGNA
In Spagna la fornitura di acqua potabile è garantita su tutto il territorio nazionale. Il paese possiede rigorosi sistemi di controllo che garantiscono la qualità dell’acqua. Ciononostante, in alcune zone del litorale mediterraneo e nelle isole, è molto esteso il consumo di acqua minerale.
La carenza d'acqua in alcune zone della Spagna è un fatto provato. Per la posizione meridionale e mediterranea, si può considerare la penisola iberica come la zona più arida in Europa.
Con il numero di ore di sole, il paese ha il più alto tasso di evaporazione nel continente e, dall'altro, ha il più basso livello di precipitazioni.
A tutti questi problemi si devono unire la carenza di risorse idriche, la loro cattiva distribuzione sul territorio e il difficile clima.
Le precipitazioni attuali sono basse e distribuite in maniera irregolare: dove c'è più popolazione, talvolta vi è meno possibilità di approvvigionamento di acqua.
Per alleviare e risolvere i problemi di carenza idrica in alcune zone del paese, il governo precedente a Zapatero ha introdotto il Piano idrologico nazionale (PHN).
PHN: Per fornire l'acqua a est e a sud della penisola iberica, dove è necessaria per l'irrigazione e il turismo, il PHN propone un trasferimento di acqua dal fiume Ebro che scorre a nord-est.
Uno spettacolo di questa portata genera importanti impatti ambientali.
Di fronte a questo problema di importanza nazionale, vi sono numerose persone che sono a favore del piano, come altre che lo criticano e cercano alternative.
Dalla creazione di questo PHN, alcune regioni sono tenute a donare acqua ad altre e proprio qui iniziano i litigi fra Comunità Autonome. I vari partiti politici cercano di conquistare voti promettendo acqua ai cittadini che non ce l’hanno e promettendo a chi ce l’ha che non saranno obbligati a fare il trasferimento d’acqua.
Le regioni coinvolte sono:
Recettori d’acqua:
o Valencia
o Murcia
o Catalognia
o Almeria
Donatori d’acqua:
o Rioja
o Pais Vasco
o Cantabria
o Castilla Leon
o Navarra
o Aragon
Alternative al PHN:
- Dissalazione: dissalazione è una tecnologia più affidabile e più semplice del PHN.
- Riduzione del consumo personale.
- Il riutilizzo delle acque reflue trattate.
- La gestione delle acque sotterranee.
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ACQUA, BENE COMUNE IN ITALIA
Dal 1989, quando Margaret Thatcher attuò un imponente piano di privatizzazione idrica per tutta l’Inghilterra, si cominciò a privatizzare l’acqua in molti paesi.
Che succede in Italia rispetto all’acqua?
Il governo Berlusconi voleva che i servizi idrici fossero gestiti da aziende private individuate mediante gara pubblica, oppure da società a capitale misto pubblico-privato nelle quali i privati detenessero almeno il 40% delle quote.
Per questo si sono fatti 2 referendum nel 2011 che si contrappongono alla logica del profitto come pilastro dei criteri per la determinazione delle tariffe.
Sono 27 i milioni di donne e uomini hanno votato per l’acqua come bene comune, per la sua gestione fuori dalle logiche di profitto e per la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione.
Dopo il referendum, il profitto non è stato eliminato dalle tariffe e la pubblicizzazione del servizio idrico viene ostacolata in tutti i modi.
La maggioranza degli italiani hanno deciso che il servizio idrico deve essere gestito in modo pubblico.
Da giugno 2011 ad oggi, si sono succedute leggi che ostacolano l’applicazione del referendum, obbligando i Comuni a cedere il controllo dei servizi ai privati.
La privatizzazione dei servizi idrici porterebbe in pochi anni a incredibili impennate dei prezzi, ad un peggioramento della qualità dell’acqua potabile e ad innumerevoli conflitti locali.
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RETE DÌ CITTA SANE (ITALIA/SPAGNA)
Il movimento delle Città Sane è presente in tutti i continenti, ma in Europa ne andiamo particolarmente orgogliosi: più di 1300 città in 30 Paesi europei oggi lavorano l’una a fianco dell’altra sulle priorità proposte dall’OMS e su temi scelti dalle Reti nazionali.
In Italia, il progetto Città Sane è partito nel 1995 come movimento di Comuni per poi diventare nel 2001 Associazione senza scopo di lucro, e oggi i Comuni che fanno parte della rete sono oltre 70.
La Rete Spagnola Città Sane (RECS) è una parte della Federazione Spagnola dei Municipi e Provincie (FEMP) fondata nel 1988. Delle 50 provincie esistenti in Spagna, ben 45 appartengono a questa rete.
L’attività di questa rete ha lo scopo di promuovere e tutelare la salute e il benessere dei cittadini, in conformità con i principi d’azione per il progetto “Città Sane” della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Città Sane è una delle parti più visibili e importanti nell’attuazione di approccio di promozione della salute nella pratica effettiva della salute pubblica.
Possiamo dire che Città Sane è una sorta di strategia per l'applicazione dei "principi" e dello "stile di lavoro" della promozione della vita sana a livello locale. Dalla OMS è stato ripetuto che Città Sane è la rappresentazione dello slogan "Salute per tutti entro l'anno 2000" a livello cittadino.
L’impegno delle Città Sane è promuovere la salute a punto centrale delle proprie politiche, dimostrando di essere in grado di guidarle in funzione della promozione della qualità della vita dei cittadini.
Le città sono i luoghi che più facilmente possono stimolare la partecipazione e aprirsi ai contributi della società civile, delle associazioni e dei cittadini.
I principali progetti e le attività promosse nell'ambito del Progetto Città Sane - OMS sono ideati, definiti e co-progettati in stretta collaborazione con Aziende Sanitarie, Amministrazioni Pubbliche, Università, Scuole, Associazioni di volontariato, realtà economiche e produttive pubbliche e private interessate al tema della promozione della salute, con partenariati attivati secondo le esigenze e le finalità delle azioni.
I cittadini dovrebbero ricevere una buona educazione in salute perché … è meglio prevenire che curare!!!




