La crisi morde e impatta ogni settore del nostro vivere. Si affacciano nuove sfide per la comunità, per le istituzioni e per il mondo del volontariato, da sempre portatore di valori di solidarietà e partecipazione. Le organizzazioni di volontariato si confrontano con risorse finanziarie sempre più limitate e con una società che cambia. Di questo abbiamo parlato con Renato Frisanco, ricercatore della Fondazione Roma Terzo Settore.
E' crisi. Per le associazioni di volontariato questa parola si traduce inevitabilmente in una minore disponibilità di risorse?
E’ indubbio che il mondo del volontariato soffra di un calo dei fondi disponibili, anche se oggi le ODV hanno la possibilità di accedere a più risorse finanziarie e di attingerle da più erogatori, dagli enti pubblici, dalle fondazioni e dalle imprese profit, dai cittadini attraverso le donazioni e la fiscalità generale (5 per mille) e dagli stessi Centri di Servizio, sia come sostegno finanziario di progetti sia, indirettamente, come risparmio sul costo di determinati beni e servizi. Nonostante questo da parte delle associazioni si lamenta un grande bisogno di finanziamenti ma anche la necessità di disporre di nuovi/più volontari, poiché sappiamo bene che la risorsa prima del volontariato è l’impegno costante e gratuito degli attivisti solidali. Se negli anni ’80 le organizzazioni di volontariato disponevano di pochi fondi ma di molti volontari che operavano come e veri e propri militanti della solidarietà, oggi, avendo più risorse economiche, si tende piuttosto a sostituire l’impegno dei volontari con prestazioni professionali. Tuttavia l’erogazione di servizi non è lo scopo primo delle ODV, che infatti continuano a rappresentare una ricchezza per la comunità perché promuovono la partecipazione dei cittadini nella difesa dei diritti dei più deboli e nella tutela dei beni comuni, testimoniando al tempo stesso i valori di una società più equa, sostenibile e coesa. Proprio per questo credo che al volontariato non serva tanto il capitale finanziario quanto quello umano.
Concentriamoci ancora un attimo sull’aspetto più strettamente economico della questione: come sta cambiando con la crisi e le minori disponibilità, la distribuzione dei finanziamenti e dei fondi?
Direi che alla riduzione dei fondi disponibili corrisponde oggi una maggiore selettività dei criteri di distribuzione. L’orientamento è quello di finanziare attività e iniziative meritevoli messe in campo dalle ODV più radicate e consolidate nella loro azione sul territorio che sono in grado di dimostrare il valore delle proprie azioni. La scelta di finanziare attraverso bando piuttosto che a pioggia è ormai una consuetudine di tutti gli enti erogatori, pubblici e privati e cominciano a profilarsi anche nel nostro Paese studi di rating che presentano indicatori utili a definire graduatorie di merito per l’accesso ai finanziamenti.
In generale oggi vengono premiate le iniziative condotte secondo logiche di progettazione chiare e sono tenute in maggiore considerazione le esperienze di rete che, coinvolgendo più associazioni in una strategia comune, permettono di ridurre alcuni costi e massimizzare i risultati.
Quali sono i settori più penalizzati e quali, eventualmente, quelli che hanno visto un incremento di finanziamenti?
Penso che le scelte dei donatori e dei finanziatori, a cominciare dalle istituzioni Pubbliche, siano divenute più attente a finanziare progetti e interventi sulla base di una valutazione delle priorità dei bisogni. Se da un lato le Amministrazioni Pubbliche concentrano le più ridotte risorse di cui dispongono nel finanziare le ODV impegnate nel settore sociosanitario (per esempio quelle che si occupano di trasporto di disabili e anziani), dall’altro si tende a delegare le attività sportive, culturali, di tutela ambientale o di protezione civile alla libera iniziativa dei cittadini e di enti privati.
Parliamo ora delle risorse umane a disposizione oggi delle ODV: come cambia lo scenario?
Le risorse umane costanti o continuative sono oggi in calo (al contrario di quelle saltuarie od occasionali) perché la gestione e l’organizzazione necessarie ad una ODV per lavorare bene e con continuità si fanno sempre più complesse. Così il “lavoro” del volontario diventa più impegnativo, le ODV sono più esigenti nel reclutamento dei volontari, mentre i presidenti continuano ad avere la sensazione di non poter contare su sufficienti risorse umane per realizzare la mission delle organizzazioni delle quali sono alla guida.
C’è poi il problema della frammentazione: il numero medio degli attivisti di ogni associazione è ridotto e nascono realtà con mission sempre più specifiche e con pochissimi fondatori. Accade così che se alcune organizzazioni sono costrette ad uscire di scena per la mancanza di attivisti, le più tradizionali organizzazioni assistenziali appaiono più solide anche se – coinvolgendo attivisti di età avanzata – lamentano una certa difficoltà a garantire il fisiologico ricambio generazionale.
Nascono nuove ODV con la crisi? Quali settori appaiono più vivaci? Quali soffrono di più?
Le organizzazioni che nascono in questo momento storico puntano per lo più a combattere fenomeni di disagio socio-economico che vanno dall’esclusione sociale alle nuove povertà. Crescono le organizzazioni che si fanno carico degli immigrati irregolari o in stato di maggior bisogno, dei disoccupati di lungo corso, delle vittime dell’usura e le associazioni attive nei comparti del banco alimentare e farmaceutico e del commercio equo e solidale. Si interviene anche sulle famiglie, soprattutto se monoparentali con figli in età evolutiva, alle prese con fenomeni di disgregazione oltre che di mancanza di reddito e del bene casa. Vi è inoltre una maggiore sensibilità a lavorare concretamente sui temi dell’inserimento lavorativo protetto anche tramite cooperative sociali di produzione e lavoro, per il recupero delle potenzialità di disabili o di detenuti ad esempio.
In particolare notiamo che oggi che la povertà si diffonde e coinvolge anche parte dei ceti medi, si fanno più numerosi interventi tradizionali come la distribuzione dei “pacchi viveri”. Il rischio è che si ritorni ad una logica di intervento più basata sull’emergenza che sulla definizione di un progetto a lungo termine cucito sulla singola persona.
Insomma la crisi morde e il volontariato è vigile…
E’ così, e senza dubbio siamo di fronte a un aumento delle persone che si affidano all’aiuto del volontariato. Anche se i dati disponiibili non danno ancora conto del fenomeno, si tratta soprattutto dei cosiddetti “nuovi poveri”, quelli della “porta accanto”, coloro cioè che si ritrovano in condizioni di indigenza, con conseguenti difficoltà anche psicologiche a fronteggiare situazioni spesso impreviste o imprevedibili: c’è chi si ritrova ad uscire precocemente dal mondo del lavoro, c’è chi ha un mutuo da pagare a fronte di una perdita reddituale, chi fa i conti con la precarietà del lavoro e del reddito, chi affronta una separazione o un divorzio in condizioni di svantaggio, chi si trova a combattere contro una malattia invalidante, chi semplicemente accusa in modo più netto la riduzione del potere d’acquisto. Oggi il volontariato e la comunità si trovano di fronte ad un’emergenza povertà non strutturale, che non coinvolge solo chi si trova ai margini, ma si espande tra i ceti medio-bassi di un’intera società alle prese con la crisi del sistema economico-produttivo dell’economia globalizzata. La povertà ha conseguenze più gravi sui nuclei familiari monogenitoriali, soprattutto se si tratta di giovani donne con figli minori, anche perché in Italia si registra una marginalità femminile rispetto al mercato del lavoro ben superiore alla media europea, una situazione che ha gravi conseguenze anche sul benessere dei più giovani. Il rischio-povertà colpisce poi anche gli anziani, tra i quali sono sempre di più quelli che vivono soli, senza risparmiare tuttavia tra le famiglie numerose che contano più bambini.
Quali sono quindi, a suo parere, le migliori strategie da mettere in campo per affrontare le sfide dell’oggi?
La crisi ha rivelato come la povertà sia un fenomeno sfaccettato, multidimensionale e complesso, ragion per cui servono oggi più che mai politiche locali e comunitarie più efficaci che non puntino solo all’intervento in emergenza ma abbiano un respiro più ampio, teso a costruire un futuro possibile. Le organizzazioni di volontariato dal canto loro devono necessariamente fare uno sforzo per ragionare in termini di rete, di collaborazioni, di concertazione. Il volontariato è testimone dei valori di solidarietà e allo stesso tempo sa agire in modo incisivo. Una comunità più coesa e responsabile è l’antidoto più efficace contro la povertà e la sua deriva di esclusione sociale.
(Nadia Luppi)
Prossimi Appuntamenti
| Mercoledì 23/05/2012, 00:00 Castelnuovo: torna la Fiera di Maggio tra solidarietà, cultura, musica e gastronomia |
| Mercoledì 23/05/2012, 10:00 - 13:00 Bologna: "Mediaì, bambini e famiglie", presentazione dell'indagine conoscitiva |
| Mercoledì 23/05/2012, 20:30 - Modena: incontro su giovani e alcol |


