Il 5 marzo 2010 è stata festeggiata la Giornata nazionale del Servizio Civile Nazionale: il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto al Quirinale i giovani volontari e gli operatori del Servizio Civile Nazionale provenienti da tutta Italia. Tra le istituzioni presenti anche il Sottosegretario di Stato Carlo Giovanardi, che nell’occasione ha elogiato il Servizio Civile definendolo un “unicum” a livello internazionale poiché non ci sono altri paesi in Europa e nel mondo che abbiano scelto di affidare la difesa della patria anche a forme di impegno sociale non armato.
Ma in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, che si ripercuote anche sullo stanziamento dei fondi riservati al sociale, qual è il futuro del Servizio Civile Nazionale? Ne abbiamo parlato con il Sottosegretario di Stato Carlo Giovanardi.
Nato nel 2001, il Servizio civile nazionale, rivolto ai ragazzi e alle ragazze dai 18 ai 28 anni, è finalizzato a promuovere la solidarietà e la cooperazione, a livello nazionale ed internazionale, con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona ed all’educazione e alla pace fra i popoli oltre a contribuire alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani, mediante attività svolte anche in enti ed amministrazioni operanti all'estero.
Chiara Tassi: Dott. Giovanardi, intanto ci può fornire qualche dato sul Servizio Civile per quanto riguarda il nostro paese?
G: Dal 2001 quando il Servizio Civile è nato, con 180 volontari che hanno aderito a questo anno da dedicare agli altri, si è assistito ad una crescita tumultuosa delle adesioni, fino a d arrivare a 40mila "volontari" all’anno. Quest’anno, nel 2010, sono stati circa 30mila i giovani impegnati nel Servizio Civile. Ora però il problema è quello di stabilizzare, con una riforma, il sistema stesso, prendendo atto delle tante luci che il Servizio Civile Nazionale ha messo in evidenza in questi anni, così come le ombre e i disequilibri che sono nati, sopratutto in considerazione dell’enorme crescita che il Servizio Civile ha avuto negli anni.
CT: Proprio parlando di stabilizzazione…i problemi che oggi il Paese ha sono tanti: quanto si sente la necessità di dare stabilità al mondo del volontariato –di cui molti volontari in Servizio Civile fanno parte- e che per la società civile fa tanto, anche se spesso lo fa nell’ombra?
G: Va considerato, intanto che il Servizio Civile Nazionale ha una sua specificità: è inquadrato nella difesa della patria, è un modo “altro”, rispetto all’arruolamento nell’esercito, di difendere e servire la propria patria, quindi ha una sua unitarietà, oltre ad essere palestra di formazione alla cittadinanza per i giovani che si avvicinano al Servizio Civile, che, ricordo, si può svolgere in Italia ma anche all’estero, e interessa i campi dell’assistenza, della protezione civile, della salvaguardia dei beni culturali-ambientali. Nella riforma che stiamo portando avanti –attualmente in commissione al Senato- vogliamo mantenere questa specificità, questo “collegamento” alla difesa della patria, quindi, quando chiediamo alle Regioni, alle Provincie, ai Comuni, agli Enti del Terzo Settore, di collaborare, lo facciamo in un’ottica che non smembri il Servizio stesso, ma che, con il concorso di tutti, lo rafforzi tenendo presente però la sua unitarietà e la sua presenza su tutto il territorio nazionale.
CT: Per quanto riguarda i fondi, però, sono sempre meno quelli messi a disposizione per il Servizio Civile Nazionale…
G: La legge istitutiva del Servizio Civile Nazionale incaricava non solo lo Stato, ma anche le Regioni, i Comuni, gli Enti, le Fondazioni alla contribuzione finanziaria per l’esistenza del Servizio … purtroppo, finora, lo Stato risorse ne ha stanziate, ma non si può dire altrettanto degli altri soggetti. Va poi detto che, per esempio, molte regioni si sono fatte un proprio servizio civile, sicuramente benemerito, aperto, come accade in Emilia Romagna, anche agli anziani o agli extracomunitari, e che però non ha nulla a che fare con le finalità del Servizio Civile Nazionale. Bisogna quindi trovare un equilibrio anche con i grandi enti: se Roma, o Milano, o Torino, o Napoli, città enormi, che hanno bilanci miliardari, mi chiedono 500 ragazzi l’una, è chiaro che questi Comuni dovranno anche farsi carico dell’indennità di 400 euro al mese percepita da ciascun volontario, perché non è possibile che loro godano dei benefici di avere nel loro organico giovani volontari entusiasti che coprono servizi e svolgono attività senza concorrere al mantenimento del servizio stesso.
CT: Quindi questo è un appello agli altri soggetti che devono concorrere, insieme allo Stato, al mantenimento del Servizio Civile Nazionale, a partecipare con lo stanziamento di fondi oltre che nell’utilizzo di risorse umane?
G: Si, cioè, la legge lo prevede già! Per di più per gli Enti disporre di volontari in Servizio Civile Nazionale è un grande vantaggio: si tratta infatti di persone che quando vanno a svolgere un’attività lo fanno con coscienza, con consapevolezza, con entusiasmo, accumulando un’esperienza che gli sarà utile nella vita. Per di più sono giovani che si avvicinano al volontariato per la prima volta e che poi, spesso, continuano a fare volontariato anche una volta finito il periodo di Servizio Civile. Coloro che, anche a livello di Enti Pubblici, godono di questi aiuti, ne traggono sicuramente un grande vantaggio. Va detto però che la mia ottica è quella di privilegiare, più che gli Enti Pubblici, gli Enti appartenenti al Terzo Settore, cioè quegli enti che sono “volontariato puro” e che senza il concorso dei volontari non potrebbero svolgere la loro attività.
CT: In quest’ottica, quel è il futuro del Servizio Civile Nazionale? C’è il rischio che non possa continuare ad esistere?
G: Per il 2010 sono stati reperiti 24 milioni di fondi aggiuntivi, il che ci permette di guardare con tranquillità alla riforma, dove, tra le novità, ci sarà una rimodulazione degli orari di servizio dei volontari -al Nord le 30 ore settimanali sono forse troppo onerose per ragazzi che hanno anche tanti altri impegni-, verrà creata una mobilità fra le varie regioni d’Italia per coprire particolari e specifiche vocazioni e richieste dei giovani, e verrà inserito questo particolare e articolato sistema di contribuzione da parte dei Comuni e delle Regioni, in modo tale che il sistema venga stabilizzato su circa 30mila giovani all’anno che possano partecipare a questa esperienza.
CT: Una rassicurazione, quindi, la può dare, al mondo del volontariato: si sta guardando ad una vera stabilizzazione del Sistema Civile Nazionale…
G: All’interno della Consulta del Volontariato -che presiedo- c’è unitarietà di idee su come debba essere, nei punti fondamentali, la riforma del Servizio Civile. Riforma che abbiamo concordato anche insieme agli enti del volontariato. E siamo stati tutti d’accordo nel sottolineare la priorità da dare proprio ai quei ragazzi che si impegnano all’interno di questi enti.
CT: Esiste già una calendarizzazione della riforma?
G: Dopo essere stata approvata dal Consiglio dei Ministri, attualmente è in commissione al Senato. Si tratta ovviamente di una legge delega, che poi deve essere specificata in decreti legislativi. I tempi adesso dipendono dal Parlamento.
CT: Si è parlato –e lo diceva anche Lei, all’inizio dell’intervista- di un leggero calo per quanto riguarda il numero di volontari in Servizio Civile nel 2009: è un calo, secondo Lei, che dipende dalla mancanza di fondi da riservare a ragazzi e progetti oppure sta diminuendo la volontà dei giovani di spendersi per gli altri?
G: In realtà non c’è stato un calo di domande: se quest’anno avessimo potuto soddisfare tutte le richieste che ci sono pervenute, avremmo consentito di partecipare a questa esperienza ad un numero più alto di ragazzi rispetto agli anni passati. Magari c’è, ed è vero, uno squilibrio territoriale, nel senso che due regioni, la Campania e la Sicilia, da sole, rappresentano circa un terzo dei volontari! C’è più partecipazione al Sud rispetto al Nord ma non è soltanto una questione economica: al Sud i giovani hanno più curiosità, più volontà di partecipare attivamente alla vita sociale, più passione di quanto non si riscontri al Nord, dove forse i giovani hanno anche opportunità diverse di “scendere in campo attivamente”, senza passare attraverso il Servizio Civile Nazionale.
CT: Dott. Giovanardi, in chiusura può dirci qualcosa per spronare i giovani a partecipare al Servizio Civile Nazionale?
G: Non posso che riferirle quello che gli stessi ragazzi -ormai sono 250mila circa quelli che hanno preso parte al Servizio Civile- hanno testimoniato quando hanno finito questa esperienza: grande gratificazione, grande soddisfazione personale, un patrimonio che hanno accumulato che gli servirà nella vita. Questo lo dicono loro, ed è molto bello che chi ha impegnato un anno della propria vita a favore degli altri possa sentirsi così gratificato.
Prossimi Appuntamenti
| Mercoledì 23/05/2012, 00:00 Castelnuovo: torna la Fiera di Maggio tra solidarietà, cultura, musica e gastronomia |
| Mercoledì 23/05/2012, 10:00 - 13:00 Bologna: "Mediaì, bambini e famiglie", presentazione dell'indagine conoscitiva |
| Mercoledì 23/05/2012, 20:30 - Modena: incontro su giovani e alcol |


