Una sessantina i comitati nati in Italia per appoggiare il progetto partito dalla Francia, dove lo sciopero degli stranieri si terrà in contemporanea. Ma l'iniziativa ha diviso comunità, sindacati e partiti.
Il desiderio da cui tutto ha avuto inizio è quasi banale: verificare che cosa accadrebbe se milioni di immigrati incrociassero le braccia. In una società come la nostra, dove la figura che i media danno degli immigrati è spesso distorta, dove si sottovaluta l'apporto al Pil, al fisco, alle casse previdenziali con le quali si pagano le pensioni degli italiani, oltre al contributo culturale che gli immigrati apportano, la manifestazione del primo marzo è un modo per dire basta alla discriminazioni, chiedere rispetto e integrazione. E dimostrare che, senza l'apporto dei lavoratori nati all'estero, le nostre economie si fermerebbero.
Ma l'iniziativa più che unire quella parte di società stanca di razzismo, xenofobia e politiche discrimnatorie, ha diviso gli animi. E così, se sono state molte le adesioni da parte della società civile, non altrettanto si è avuto con sindacati e istituzioni. Cgil, Cisl e Uil a livello centrale non hanno aderito, temendo rischi di sttrumentalizzazione: nessuno ha effettivamente proclamato lo sciopero, diventato quindi simbolico, salvo poi appoggiare in molti casi le manifestazioni. E anche le comunità etniche si sono divise, a pratire proprio dalla più consistente, quella romena: si temono strumentalizzazioni e ripercussioni negative, per cui, anche loro, non parteciperanno.
L'oganizzazione degli eventi è stata quindi lasciata, per lunedì, ai singoli comitati: unico punto in comune l'utilizzo del colore giallo - considerato il colore del cambiamento e della neutralità politica- per mostrare la propria adesione all'iniziativa.
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Prossimi Appuntamenti
| Mercoledì 08/02/2012, 20:30 - 22:30 Castelnuovo - I mercoledì dei genitori |
| Giovedì 09/02/2012, 20:00 - Modena: cena della Corassori - RINVIATA A DATA DA DESTINARSI |
| Giovedì 09/02/2012, 20:45 - Fiorano, incontro La scuola come comunità accogliente |




Noi non crediamo in questo governo e speriamo in un prossimo e migliore.